Quanto costa un notaio

Non è possibile quantificare a priori il costo di un notaio. Da quando le tariffe notarili sono state abrogate non si hanno a disposizione importi o parametri a cui fare riferimento per sapere a quanto ammonta la parcella del notaio. Si devono considerare inoltre tutte le variabili di una pratica come il tipo di atto, il valore del bene e una serie di problematiche che possono richiedere da parte del notaio il compimento di varie attività, anche particolarmente complesse.

La stesura di un atto notarile non è cosa semplice. Esso deve infatti essere redatto a regola d’arte e nel rispetto delle normative vigenti, per evitare al cliente futuri contenziosi, permettergli di agire nei confronti della parte inadempiente dell’accodo e garantirgli la certezza dei diritti acquisiti.

Chiaro quindi che, di fronte a un’attività professionale così complessa l’unica cosa che può fare il cliente, per evitare andare incontro a brutte sorprese, è chiedere al notaio un preventivo di spesa.

Tariffe notarili abrogate dal 2006

Come anticipato, dal decreto Bersani in poi non è più possibile fare riferimento alle tariffe professionali per determinare il costo di un notaio. L’art. 2 del decreto legge n. 223/2006 (poi convertito con modifiche dalla legge n. 248/2006) ha infatti sancito l’abrogazione, tra l’altro, delle “disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali: a) l’obbligatorietà di tariffe fisse o minime.”

Determinazione ribadita dal successivo decreto n. 1/2012 (convertito dalla legge n. 27/2012), che all’art. 9 ha disposto l’abrogazione delle tariffe professionali regolamentate nel sistema ordinistico ai fini della quantificazione del compenso.

Criteri di determinazione del compenso in caso di contenzioso

Compenso che, tuttavia, in caso di contenzioso tra cliente e professionista, se liquidato dal giudice, anche se non è più basato su un criterio tariffario, deve fare riferimento ai parametri stabiliti dal Decreto n. 140/2012 del Ministro della Giustizia per le professioni regolamentate, che includono quelle notarili.

Ai compensi notarili il decreto ministeriale n. 140/2012 dedica infatti gli articoli 30, 31 e 32.

Il primo elenca le tipologie di prestazioni distinguendo principalmente tra atti relativi a beni immobili, mobili, società e altri.

Il secondo indica i valori di riferimento da utilizzare per la determinazione del compenso del notaio in relazione agli atti (per i beni immobili ad esempio si tiene conto del valore del bene indicato nell’atto o a quello di mercato).

Il terzo infine prevede che “Ai fini della liquidazione, l’organo giurisdizionale tiene conto, orientativamente, per ciascuna categoria di atti, della percentuale riferita al valore medio dell’atto come indicata nelle allegate tabelle A- B-C” e D previste specificamente per i Notai.

Cosa comprende il costo del notaio?

E’ bene precisare però che quando ci si rivolge al notaio per un atto, il costo dell’operazione non contempla solo il suo compenso, ma anche le imposte, le tasse e i vari diritti che è tenuto a corrispondere allo Stato per conto del cliente, oltre ai costi legati alle attività che è tenuto a compiere prima e dopo la stesura dell’atto.

Spesso e volentieri infatti il costo del compenso per l’attività del notaio non rappresenta la parte più consistente dell’importo da pagare.

Come fare quindi se ci si vuole fare un’idea di quelli che saranno i costi da affrontare se ci si rivolge a un notaio? La risposta è molto semplice: chiedere direttamente al notaio un preventivo di spesa.

In questo modo, in linea di massima, si può avere un’idea piuttosto chiara di quanto si spenderà per la pratica. Se poi il preventivo di spesa risulta un po’ troppo caro, sarà sempre possibile chiedere delucidazioni al Consiglio Notarile Distrettuale del territorio.

Allineamento degli importi

C’è però da dire che negli ultimi anni i costi dei notai si sono piuttosto allineati. La concorrenza è elevata e una parcella più corposa di altre deve essere giustificata da una prestazione di altissima qualità. Del resto da diversi anni i notai operano in un regime concorrenziale.

Anche il notaio quindi ha la possibilità di attirare il cliente con un prezzo più basso di quello che sarebbe risultato applicando le ormai abrogate tariffe professionali, senza dimenticare tuttavia che si tratta di una prestazione intellettuale che, indipendentemente dall’importo richiesto, non può essere di scarsa qualità o recare pregiudizio al cliente.

Fonte https://blog.casa.it/2020/07/22/quanto-costa-un-notaio/

Decreto Rilancio: detrazioni edilizie al 110%

Bonus-Casa

La detrazione al 110% per interventi di riqualificazione energetica degli edifici o per quelli antisismici introdotta dal Decreto Rilancio rende il 2020 un anno particolarmente appetibile per i lavori edilizi sugli immobili, perchè si aggiunge a un’altra novità, prevista dalla Manovra 2020 (per ora rimasta inapplicata visto il lockdown Coronavirus), ovvero il bonus facciate. Restano nella misura del 50% le detrazioni per le altre tipologie di ristrutturazione edilizia e anche l’ecobonus al 65% per i lavori non ricompresi nelle nuove norme.

=> Ecobonus e Bonus casa: operativo il sito ENEA

Nuove detrazioni edilizie

Vediamo precisamente come funzionano i super-bonus del Decreto Rilancio, che contiene una lunga serie di interventi per gestire la fase 2 dell’emergenza Covid, in questo caso – articolo 128 (Incentivi per efficientamento energetico, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici) – con l’obiettivo di rilanciare il settore dell’edilizia incentivando in particolare la sostenibilità ambientale.  Il consolidamento di un trend green, trasversalmente a tutti i settori produttivi e commerciali, è probabilmente uno dei più immediati effetti dell’emergenza Coronavirus. Non a caso, gli incentivi riguardano anche le colonnine per i veicoli elettrici.

Si tratta di una detrazione fiscale al 110%, per le spese sostenute dal primo luglio 2020 al 31 dicembre 2021, relative a diversi interventi, da ripartire in cinque quote annuali. Innanzitutto, interventi di isolamento termico o di sostituzione impianti di riscaldamento. Nel dettaglio:

  • isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda. Spesa massima ammissibile: 60mila euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. I materiali isolanti devono rispettare i criteri ambientali minimi di cui al decreto del ministro dell’Ambiente 11 ottobre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 6 novembre 2017.
  • Sostituzione impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffreddamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, a pompa di calore (inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo), o di microgenerazione. Spesa massima agevolabile: 30mila euro, moltiplicata per il numero delle unità immobiliari. la detrazione spetta sia per i lavori sulle parti comuni degli edifici sia per gli edifici unifamiliari. Nel primo caso, il nuovo impianto deve avere efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal regolamento UE 811/2013. In tutti i casi, la detrazione è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dell’impianto sostituito.

Attenzione: se viene eseguito uno degli interventi sopra esposti, la detrazione si applica nella stesa misura (quindi al 110%) anche su eventuali altri lavori di riqualificazione energetica previsti dall’articolo 14 del dl 63/2013. In altri termini, l’ecobonus, attualmente al 65%, sale al 100% in tutti i casi in cui fra i lavori sia compreso almeno uno degli interventi agevolati di isolamento termico o sostituzione impianti di climatizzazione sopra descritti. I tetti massimi per i singoli interventi di riqualificazione restano quelli già previsti dalle attuali regole.

Ci sono una serie di altri requisiti che tutti gli interventi devono rispettare, che verranno dettagliati in un apposito provvedimento ministeriale. E’ sempre necessario il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio, ovvero se non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta, da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica (A.P.E), di cui all’articolo 6 del dlgs 192/2005, ante e post intervento, rilasciato da tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata.

Incentivi Fotovoltaico

Capitolo a parte per il fotovoltaico. Detrazione al 110%, ripartita in cinque quote, sempre per i lavori dal primo luglio 2020 al 31 dicembre 2021, per l’installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica. Anche in questo caso, però, oltre ai lavori per il fotovoltaico deve essere effettuato almeno uno degli interventi di isolamento termico o climatizzazione invernale precedentemente descritti, oppure uno degli interventi antisismici agevolati sempre al 110% in base sempre al dl Rilancio. Tetto massimo 48mila euro, e comunque nel limite di spesa di 2mila 400 per ogni kW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico (limite che in alcuni specifici casi può scendere a 1.600 euro per ogni kW).

Sono agevolati anche i sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici agevolati con la detrazione fotovoltaico, alle stesse condizioni negli stessi limiti di importo e ammontare complessivo e comunque nel limite di spesa di mille euro per ogni kWh di capacità di accumulo del sistema.

Attenzione: queste detrazioni sul fotovoltaico non sono cumulabili con altri incentivi pubblici e altre forme di agevolazione di qualsiasi natura previste dalla normativa europea, nazionale e regionale, compresi i fondi di garanzia e di rotazione di cui all’articolo 11, comma 4, dlgs 28/2011 e gli incentivi per lo scambio sul posto di cui all’articolo 25-bis del dl 91/2014. Ed è subordinata alla cessione in favore del GSE dell’energia non auto-consumata in sito.

Sempre se viene effettuato almeno uno degli interventi di isolamento termico o climatizzazione sopra esposti, spetta la detrazione al 110% anche per un eventuale contemporaneo intervento legato invece alla mobilità green: l’installazione negli edifici di colonnine di ricarica dei veicoli elettrici. La detrazione è ripartita in cinque quote annuali di pari importo.

Detrazione sempre nella misura del 110% per gli interventi antisismici (sono quelli previsti dai commi 1-bis, 1-quater, 1-quinquies e 1-septies dell’articolo 16 del dl 63/2013). Il periodo agevolato va anche in questo caso dal primo luglio 2020 al 31 dicembre 2021. In caso di cessione del credito a un’impresa di assicurazione e di contestuale stipula di una polizza che copre il rischio di eventi calamitosi, la detrazione prevista nell’articolo 15, comma 1, lettera f-bis), del testo unico delle imposte sui redditi (dpr 917/1986), spetta nella misura del 90%. Restano esclusi da questo beneficio gli edifici ubicati in zona sismica 4.

Tutte queste agevolazioni si applicano a condomini, agli IACP (istituti autonomi case popolari) e agli enti con le stesse finalità, alle cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili assegnati in godimento ai propri soci. Oppure alle singole unità immobiliari adibite ad abitazione principale. L’intervento relativo alle singole unità immobiliari deve essere effettuato da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professione. Se un intervento riguarda un edificio unifamiliare e riguarda persone fisiche al di fuori dell’esercizio d’impresa, arte o professione, l’agevolazione si applica solo per l’abitazione principale.

 

Fonte: Pmi.it

4 consigli per fare un buon investimento immobiliare

dl_a01274541

La casa continua a essere uno degli investimenti preferiti dagli italiani. Ma per rendere redditizio un appartamento ci sono alcuni aspetti da tenere presenti.

Anche nel resto d’Europa l’opzione di mettere in affitto un’abitazione è tra le preferite per creare una rendita. E spesso, le logiche che muovono l’investimento sono simili, se non identiche, a quelle italiane. Anche se, come ha affermato Jesús Duque, vice presidente della rete spagnola Alfa Inmobiliaria, spesso l’errore è dietro l’angolo.

Inoltre, in caso di cattive valutazioni nell’investimento, gli immobili potrebbero richiedere più tempo del previsto per essere venduti. Pertanto, è importante assicurarsi che la casa sia in buone condizioni e valutare i costi fissi.

Per aiutare gli investitori a capire, con criteri professionali, se una casa sia adatta a un investimento, la rete Alfa Inmobiliaria formula queste raccomandazioni:

  1. Assicurati che la casa sia in buone condizioni. Dipingere o dare una rinfrescata a un bagno non è un’operazione eccessivamente problematica. Tuttavia, se il resto dell’appartamento “è molto deteriorato e le spese per le riparazioni saranno frequenti o se richiede una ristrutturazione totale, sarà necessario fare molto bene i conti in modo che l’investimento sia redditizio a breve o medio termine”, afferma Duque .
  2. Bisogna considerare le spese fisse come quelle derivate dal condominio o le tasse sulla casa. Ma anche un’eventuale inadempienza o un’imprevista uscita degli inquilini. Tutto va messo in conto quando si valuta la redditività di una casa.
  3. Scegli una buona posizione. Se vuoi che la tua casa sia sempre affittata, scegli una proprietà in grado di soddisfare le esigenze di un pubblico vasto, al di fuori dei tuoi gusti e necessità. Scegli, preferibilmente, un appartamento con due camere, con scuole e aree commerciali vicine, con infrastrutture, mezzi di trasporto, ristoranti, ecc. “Per un investitore alla prima esperienza, non consigliamo mai di scommettere su quartieri nuovi e non consolidati che potrebbero richiedere anni per avere una domanda”, aggiunge il direttore di Alfa Inmobiliaria.
  4. Scopri il prezzo reale al quale puoi affittare. Il modo più comune per impostare il prezzo per l’affitto di una casa è cercare il prezzo di altre proprietà simili nella zona.

 

Fonte: idealista.it

Acquisto casa: il valore dell’immobile deve coincidere con quello di mutuo

House Mortgage isolated on white

Acquistare casa e chiedere mutuo per pagarla fa scattare l’accertamento fiscale. Oggi, a differenza che in passato, il prezzo dell’immobile deve coincidere, o quantomeno non discostarsi più di tanto, dal prestito ipotecario contratto con la banca (mutuo) per estinguerlo. Se vi sono vistosi scostamenti, scatta l’accertamento fiscale in automatico e si rischia la denuncia per evasione.

Valore della casa e valore del mutuo

La pratica di ottenere un mutuo bancario superiore al prezzo di vendita dell’immobile, fino a qualche anno fa, si prestava a pagamenti in nero e all’evasione di imposte, ma oggi con gli incroci diretti fra agenzia del demanio, archivi notarili e conti correnti bancari non è più possibile fare i furbi con il fisco.

Gli atti notarili di compravendita sono infatti pubblici e registrati, così come i contratti di mutuo ipotecario. Per cui se un soggetto prende a prestito dei soldi dalla banca per pagare una casa che a rogito vale molto meno, scattano gli accertamenti in automatico.

I controlli dell’Agenzia delle Entrate

Se, ad esempio, uno compra un appartamento il cui rogito è di 100.000 euro, non può ottenere dalla banca un finanziamento superiore a tale cifra, posto anche che le banche tendono a concedere al massimo mutui sul 75-80% del valore dell’immobile. Se, invece, il proprietario chiede e ottiene per l’immobile acquistato un mutuo di 120.000 euro, l’Agenzia delle Entrate fa subito scattare gli accertamenti. A finire nelle grane sarebbe, non solo il compratore e il venditore, ma anche il notaio che potrebbe essere sospeso dall’esercizio della professione qualora si riscontrasse evasione o elusione fiscale. Sono già numerosi i casi e i contenziosi a riguardo.

Rischia anche il notaio che redige il rogito

La verifica che svolge l’Agenzia delle Entrate non è solo su questi due parametri, ma anche sui saldi di conto corrente del venditore e dell’acquirente, nonché dalle movimentazioni di denaro effettuate nel periodo a ridosso dell’atto di compravendita dell’immobile. Anche perché le banche sono tenute a comunicare al fisco tutte le movimentazioni anomale dal conto corrente dei clienti e i prelievi di contante superiori a 3.000 euro che potrebbero alimentare episodi di transazioni in nero ed evasione fiscale.

Verifiche anche sulle permute

Le verifiche sono effettuate anche fra imprese, persone fisiche e società e sugli atti di permuta di immobili il cui valore commerciale deve essere trascritto presso gli archivi catastali. Basta un piccolo scostamento economico per far scattare i controlli, così come per le alienazioni fra costruttori, società immobiliari e compratori (triangolazioni) per ravvisare casi sospetti e far scattare i controlli dell’Agenzia delle Entrate.

 

Fonte: Investireoggi

Mercato immobiliare italiano, le previsioni 2019 secondo Nomisma

dl_a01418180

Frenata in vista per le compravendite immobiliari nel 2019. Lo dice il primo osservatorio sul mercato immobiliare relativo all’anno in corso redatto da Nomisma.

Il rapporto ha analizzato l’andamento delle dinamiche di compravendita con particolare riferimento a 13 città cosiddette intermedie: Ancona, Bergamo, Brescia, Livorno, Messina, Modena, Novara, Parma, Perugia, Salerno, Taranto, Trieste, Verona.

Mercato immobiliare italiano in frenata

“L’aumento delle compravendite, – si legge nell’Osservatorio, – tornate ad attestarsi non distanti da quota 580 mila nel 2018, nonché l’ennesima riduzione di intensità della flessione dei prezzi registrata sia nelle città maggiori sia in quelle intermedie, rappresentano il portato di una dinamica rialzista la cui intensità pare ora destinata a ridursi”.

L’andamento del mercato immobiliare italiano, secondo gli esperti, dipenderà molto, quest’anno, dall’efficacia delle misure di politica economica poste in essere. “Se gli effetti sul mercato del nuovo scenario macroeconomico sono difficilmente prevedibili – si legge nella nota, – è indubbio un deterioramento sia del clima di fiducia degli operatori sia degli indicatori previsionali. Se sul versante delle compravendite si profila una sostanziale stabilizzazione dell’attività sui livelli del 2018, a livello nazionale sembra profilarsi una frenata nel processo di progressivo irrobustimento della crescita che caratterizza, ormai da qualche tempo, il settore residenziale”.

Le tensioni istituzionali e i riflessi di carattere finanziario che da esse sono scaturiti, con annesso maggior rischio percepito sull’Italia, hanno poi generato una flessione negli investimenti immobiliari corporate (dagli 11 miliardi del 2017 agli 8,6 del 2018) e un attendismo nei primi mesi del 2019 che ha frenato il dinamismo degli ultimi anni.

Tassi dei mutui favorevoli, unico pilastro per le compravendite casa

Il mercato dei mutui è un altro punto cruciale, secondo Nomisma, data la disponibilità delle banche ad assecondare, con la concessione di credito, la voglia di casa degli italiani anche in presenza di condizioni reddituali precarie. Per i tecnici bolognesi, l’espansione del mercato immobiliare degli ultimi anni si deve principalmente alle erogazioni di finanziamenti per l’acquisto di casa.

“Senza un diffuso ricorso all’indebitamento non sarebbe stato possibile, nella maggior parte dei casi, colmare l’ingente gap tra disponibilità patrimoniali e valori di mercato, – si legge nella nota. Tuttavia, – la dipendenza da mutuo e il mancato innesco di una spirale inflattiva, nonostante il costante incremento delle transazioni, costituiscono la manifestazione più eclatante della fragilità della dinamica espansiva in atto”. In altre parole, se l’aumento delle compravendite legato alla maggiore facilità di ottenere mutui non è sostenuto da una reale crescita del valore del mattone, l’espansione del mercato immobiliare rischia di avere i giorni contati.

Prezzi case, nel 2018 un calo dell’1,2%

Guardando alle città analizzate, la variabilità dei prezzi del mattone si è mostrata più contenuta rispetto alla distribuzione degli stessi sull’intero mercato italiano. Su base annua i prezzi delle abitazioni nei medi mercati hanno subito una riduzione dell’1,2%, mentre l’evoluzione dei canoni è prossima all’invarianza, con una variazione pari a -0,2% su base annua. Considerando invece gli immobili d’impresa il calo dei prezzi è leggermente più elevato, attestandosi nell’ordine del -1,5%.

canoni hanno seguito dinamiche simili ma in questo caso, a differenza del segmento residenziale, non si può ancora parlare di tendenziale stabilizzazione, bensì di ulteriore calo (anche se contenuto) nell’ordine dell’1%.

tempi di assorbimento delle abitazioni sono più variabili nei mercati minori che in quelli maggiori e si attestano nell’ordine dei 7,3 mesi. Sul fronte delle locazioni, invece, i tempi per affittare sono più bassi e convergenti nelle 13 città e si attestano in media intorno ai 2 mesi e mezzo.

Considerando la domanda di abitazioni nei mercati intermedi, si rileva una lieve prevalenza della ricerca di una casa di proprietà (52%) rispetto alla soluzione in affitto (48%). Tra le città monitorate si registrano comunque differenze di combinazione tra forme di possesso: si passa dal 30% di domanda di locazione registrato a Livorno e a Trieste, al 60% rilevato a Modena e a Verona. Non è un dato trascurabile quello relativo alla domanda che si rivolge all’opzione dell’affitto, confermando un’immagine di un Paese più mobile rispetto al passato, ma anche la presenza sul mercato di una domanda di utilizzo temporaneo in crescita essendo passata in un anno dal 12% al 16,3%.

Un’altra componente di domanda monitorata riguarda l’acquisto per investimentoche, come era emerso nell’Indagine Nomisma sulle famiglie, nel 2018 era relativa al 15,4% delle manifestazioni d’interesse. Una quota pressoché analoga trova riscontro nei mercati delle città intermedie, dove la quota d’acquisto per investimento riguarda il 14,2% della domanda.

 

Fonte: idealista.it

Contratto locazione commerciale, qual è la durata e come funziona

6344672_1

 

La legge di Bilancio ha esteso a partire da quest’anno la cedolare secca 2019 anche agli immobili commerciali. Ma qual è la durata del contratto di locazione commerciale? E come funziona? Andiamo a scoprirlo, ricordando anche quali sono le tipologie di immobili commerciali che possono optare per la cedolare secca.

Contratti affitto commerciali cedolare secca

Secondo quanto previsto dalla legge di Bilancio 2019, il canone di locazione relativo ai contratti stipulati nel 2019, aventi a oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1 (di superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze) e le relative pertinenze locate congiuntamente, può, in alternativa al regime ordinario, essere assoggettato alla cedolare secca, con l’aliquota del 21%. L’imposta sostitutiva non è applicabile ai contratti stipulati nel 2019, qualora alla data del 15 ottobre 2018 risulti in corso un contratto non scaduto tra le stesse parti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale (articolo 1, comma 59, legge 145/2018).

Contratto locazione commerciale, durata e rinnovo

In merito ai contratti di locazione a uso diverso dall’abitativo, si ricorda che essi sono disciplinati dalla legge 392/1978. In base a quanto previsto, locatore e conduttore possono liberamente determinare l’ammontare del canone, il regime di ripartizione delle spese, la forma del contratto. Sono vincolate la pattuizione sulla durata del contratto, sull’aggiornamento del canone, sull’ammontare del deposito cauzionale, sull’indennità di avviamento, sulla sublocazione/cessione del contratto, sulla prelazione. Sono possibili deroghe per le locazioni con canone annuo superiore a 250mila euro, purché il contratto sia in forma scritta. Le parti possono determinare liberamente la cifra del canone.

Ma qual è la durata minima dei contratti di locazione a uso diverso? La durata minima è di sei anni per immobili adibiti ad attività industriali, commerciali e artigianali di interesse turistico. Se l’immobile è destinato ad attività alberghiera o all’esercizio di attività teatrali, la durata minima non può essere inferiore a nove anni. Si possono stipulare contratti di durata inferiore, provando però il carattere transitorio dell’attività connessa alla locazione. Le parti possono inserire nel contratto la possibilità che il conduttore receda in qualsiasi momento dall’accordo. La decisione, in caso, deve essere comunicata al locatore con sei mesi di anticipo, tramite lettera raccomandata A.R. Secondo quanto previsto dalla legge, inoltre, una volta scaduti i contratti di locazione commerciale e alberghiera si rinnovano tacitamente rispettivamente di sei e nove anni, a meno che il locatore non comunichi la disdetta almeno 12 o 18 mesi prima della scadenza.

Alla prima scadenza del contratto il locatore può negare il rinnovo solo se sussistono le condizioni previste dall’articolo 29 della legge 392/1978. Il rinnovo, ad esempio, può essere negato se il proprietario dell’immobile decide di adibire il bene ad abitazione propria, del coniuge o dei parenti diretti entro il secondo grado; se il proprietario, il coniuge o i parenti diretti entro il secondo grado decidono di destinare l’immobile a una delle attività previste dall’articolo 27; se il proprietario sceglie di demolire l’immobile per una ristrutturazione integrale o un completo restauro.

 

Fonte: Idealista.it

Mutuo a tasso zero nella legge di Bilancio 2019, come funziona

mutui_2019

All’interno del cosiddetto “Pacchetto Sud”, la legge di Bilancio 2019 ha previsto il mutuo a tasso zero. Si tratta di una misura economica rivolta alle coppie che hanno già due figli e che entro il 2021 prevedono di allargare il nucleo familiare con un terzo nascituro.

Mutuo a tasso zero per terzo figlio

In particolare, la misura prevede a partire dal 1° gennaio 2019 la possibilità di erogare un mutuo a tasso zero per l’acquisto della prima casa fino a un valore massimo di 200.000 euro e una durata massima di 20 anni, nonché la concessione di un terreno a uso agricolo nella stessa area della casa. I soggetti interessati dalla misura sono le coppie che hanno già due figli e che entro il 2021 progettano di farne un terzo.

I terreni agricoli e le rispettive case da acquistare usufruendo del mutuo a tasso zero si trovano nel Sud Italia, si tratta di terreni dismessi o in stato di abbandono di attuale proprietà dello Stato o di privati.

Mutuo a tasso zero, i requisiti del finanziamento

A poter beneficiare del mutuo a tasso zero sono le coppie con due figli intenzionate ad avere un terzo figlio entro il 2021.

Mutuo a tasso zero, l’importo

Il mutuo a tasso zero potrà avere un valore massimo di 200.000 euro e una durata massima di 20 anni.

 

Fonte: Idealista.it

Ecobonus casa, le novità del 2019

ecobonus2019

Nella legge di bilancio 2019 è stato prorogato l’ecobonus 2019, ovvero la detrazione Irpef delle spese sostenute per l’efficientemento energetico delle case e delle parti comuni condominiali. Vediamo quali sono le novità dell’ecobonus 2019

La detrazione per l‘ecobonus vale sia per una prima casa che per una seconda casa. La detrazione viene spalmata su un periodo di 10 anni per una spesa massima di 100mila euro.

Ecobonus percentuale della detrazione

L’ecobonus 2019 dà diritto a una percentuale diversa di detrazione a seconda dell’intervento effettuato e dell’immobile in questione (se si tratta di un’abitazione privata o di parti comuni di un condominio). Una buena guida che riassume tutte le novità del 2019 dell’ecobonus è la tabella elaborata dal Dipartimento Unità Efficienza Energetica dell’Enea.

Enea
Enea

Che succede all’ecobonus nel caso della vendita di una casa? Le detrazioni per i lavori di efficienza energetica vengono automaticamente trasferite al nuovo proprietario, gli eventuali sgravi spalmati in dieci anni e non ancora goduti diventano quindi un’agevolazione utilizzabile dal nuovo acquirente.

 

Fonte: Idealista.it

Legge di Bilancio 2019, i bonus casa

bonus-ristrutturazioni.jpg_1649310837

La legge di Bilancio 2019 ha prorogato anche per quest’anno il bonus ristrutturazioni, ovvero la detrazione fiscale del 50% per gli interventi edilizi effettuati sul proprio immobile o sulle parti comuni dei condomini.

Proroga del bonus ristrutturazione per il 2019

Puntuale è arrivata la proroga al 31 dicembre 2019 del bonus risutrutturazioni, che prevede una detrazione del 50% per le spese sostenute per la ristrutturazioni delle abitazioni e delle parti comuni degli edifici condominiali.

Le novità del bonus ristrutturazione 2019

La principale novità del bonus ristrutturazione 2019 riguarda l’obbligo – introdotto a partire dallo scorso novembre – in caso di interventi che comportano un risparmio energetico e/o l’utilizzo di fonti rinnovabili di trasmettere i dati dell’intervento all’Enea entro il termine di 90 giorni dalla data di ultimazione dei lavori o del collaudo.

Requisiti per accedere al bonus

Possono accedere al bonus ristrutturazioni tutti i contribuenti assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) residenti o meno nel territorio dello Stato. Non si tratta solo dei proprietari, ma anche di gode di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che ne sostengono le spese, ovvero: proprietari o nudi proprietari; titolari di un diritto reale di godimento, locatari o comodatari, soci di cooperative divise e indivise, imprenditori individuali; soggetti che producono redditi in forma associata alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali.

Hanno inoltre diritto alla detrazione se sostengono le spese e sono intestatari di bonifici e fatture: il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento; il coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge, il componente dell’unione civile; il convivente more uxorio non proprietario dell’immobile oggetto degli interventi né titolare di un contratto di comodato, per le spese sostenute a partire dal 1º gennaio 2016.

Tetto di spesa per il bonus ristrutturazione 2019

Chi ristruttura il proprio immobile può usufruire di una detrazione Irpef del 50% con un tetto massimo di spesa di 96mila euro per unità immobiliare.

Questo limite è annuale e riguarda il singolo immobile e le sue pertinenze unitariamente considerate, anche se accatastate separatamente. Gli interventi edilizi effettuati sulla pertinenza non hanno, infatti, un autonomo limite di spesa, ma rientrano nel limite previsto per l’unità abitativa di cui la pertinenza è al servizio.

Se gli interventi realizzati in ciascun anno consistono nella prosecuzione di lavori iniziati in anni precedenti, per determinare il limite massimo delle spese detraibili si deve tenere conto di quelle sostenute nei medesimi anni: si avrà diritto all’agevolazione solo se la spesa per la quale si è già fruito della relativa detrazione non ha superato il limite complessivo previsto.

La detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo, nell’anno in cui si è sostenuta la spesa e in quelli successivi.

 

Fonte: Idealista.it

Istat, i prezzi delle abitazioni scendono dello 0,8% nel III trim 2018

download1

Anche l’Istat registra la discesa dei prezzi delle case nel III trimestre 2018. La flessione è dello 0,8% sia in termini annuali che trimestrali. Dati che confermano come, in un quadro generale di ripresa del mercato immobiliare residenziale, vi è una persistente debolezza sul versante dei valori.

La flessione tendenziale dei prezzi delle case è da attribuire unicamente ai prezzi delle abitazioni esistenti, che registrano una variazione negativa pari a -1,3% (era -0,8% nel trimestre precedente). I prezzi delle abitazioni nuove, invece, accelerano su base tendenziale passando dal +1,2% del secondo trimestre del 2018 al +1,4% del terzo trimestre.

Questi andamenti si manifestano in un contesto di crescita persistente dei volumi di compravendita (+6,7% l’incremento tendenziale registrato per il terzo trimestre del 2018 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale).

La media dei valori nel 2018

Rispetto allo stesso periodo del 2017, nei primi tre trimestri del 2018, i prezzi delle abitazioni diminuiscono dello 0,6%, con le abitazioni esistenti in diminuzione dell’1,0% e quelle nuove in aumentano dell’1,2%. Rispetto alla media del 2010, nel III trimestre 2018 i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 16,7% a causa esclusivamente delle abitazioni esistenti i cui prezzi sono diminuiti del 22,9% mentre per quelli delle abitazioni nuove si registra un aumento dell0 0,2%.

Istat
Istat

A commentare i dati Istat è stato il presidente della Fiaip Gian Battista Baccarini,secondo il quale “L’aumento delle volumi delle compravendite, non fotografa una vera ripresa del settore immobiliare. Il dato certificato oggi dall’Istat evidenzia lo ‘stato di crisi’ che vive il comparto immobiliare e il netto arretramento dal 2010 ad oggi dei valori immobiliari in Italia (-22,9% )”.

“Il comparto immobiliare rappresenta quasi un quinto del Pil, continua Gian Battista Baccarini, ed è lapalissiano che, se il settore non cresce, non possa crescere neppure l’economia Italiana. Il fatto poi che l’ultima legge di Bilancio abbia concesso ai Comuni di innalzare la tassazione su Imu e Tasi, provocherà un ulteriore allontanamento dal mercato degli investitori, italiani e stranieri”

“L’aumento del numero delle compravendite è il segnale che gli italiani considerano ormai la “casa”  un bene rifugio, ma acquistano solamente con forti sconti. Mi appello al Governo affinché si occupi del nostro settore, che ricordo contribuisce per circa il 20% al Pil. Senza un rilancio del mercato immobiliare, i dati di crescita dell’intera economia rimarranno quelli attuali.”

Fonte: Idelista.it